Il Piano di Rilancio: come intervenire sulla Crisi d’Impresa

In questo articolo parleremo di come strutturare un piano di rilancio per risolvere una crisi d’impresa. Descriveremo le componenti che deve avere un piano di rilancio efficace e parleremo delle modalità di soluzione pratica della crisi d’impresa.

Ricordiamo che prima si interviene sulla crisi, più possibilità ci sono che il rilancio abbia successo. Per questo è importante saper cogliere tempestivamente i sintomi della crisi d’impresa. Leggi questo articolo se vuoi approfondire quali sono i segnali della crisi e come individuarli.

Molti dei concetti trattati in questo articolo sono utilizzabili anche per formulare il piano industriale e strategico di un’impresa sana. L’analisi dei dati, la pianificazione e la gestione per obiettivi sono importanti per qualsiasi impresa.

Il Piano di Rilancio

Un piano di rilancio deve essere affidabile, realizzabile e contenere obiettivi misurabili. Inoltre, sebbene pianificato su un orizzonte temporale dai 3 ai 5 anni, deve concentrarsi sulla sostenibilità nel breve periodo. Deve cioè considerare le risorse finanziarie necessarie per coprire gli impegni aziendali entro un anno, con una pianificazione ancora più dettagliata nei primi mesi.

Il piano di rilancio si compone di tre parti:

  1. Pianificazione dei Costi: in questa sezione vengono analizzati i costi aziendali sia variabili che fissi, in modo da progettare una struttura operativa che possa garantire la più elevata marginalità possibile;
  2. Pianificazione dei Ricavi: contiene tutte le ipotesi sull’andamento del mercato e sul fatturato che l’impresa riuscirà ad ottenere, oltre che le azioni pratiche da intraprendere;
  3. Pianificazione Patrimoniale e Finanziaria: infine vengono pianificati i flussi finanziari e la struttura patrimoniale. Interventi sulla struttura patrimoniale possono comprendere uno stralcio dei debiti o la liquidazione di alcuni asset non strettamente necessari.

In base alle analisi e agli obiettivi contenuti nel piano di risanamento si possono prevedere tre principali modalità di soluzione di una crisi d’impresa: la ristrutturazione dell’azienda esistente, operazioni straordinarie, il concordato in continuità aziendale.

Grafico che mostra le relazioni tra il piano di rilancio, le sue tre componenti e le modalità di soluzione della crisi
Le ipotesi formulate nelle tre fasi del piano di rlancio portano a decidere quale delle modalità di soluzione della crisi adottare.

Pianificazione dei Costi e dei Ricavi

Le pianificazioni dei costi e dei ricavi sono tra loro strettamente correlate. Si possono ipotizzare i ricavi e strutturare di conseguenza i costi, oppure si possono programmare i costi e calcolare il fatturato di break-even (fatturato di pareggio). Il metodo da utilizzare dipende da quanto siano ragionevolmente prevedibili i ricavi dell’impresa.

Si ipotizzano prima i ricavi quando si ha un portafoglio ordini o clienti consolidato, oppure quando l’azienda lavora in mercati stabili . In questo caso le stime devono essere conservative (meglio se con ricavi in calo nel breve periodo) e la struttura dei costi deve essere studiata in modo da garantire un’adeguata marginalità.

Nel caso invece la società lavori in mercati con domanda instabile è bene ipotizzare una struttura dei costi molto snella. Successivamente, studiata attentamente la marginalità, sarà possibile calcolare un fatturato di break-even. Questi saranno i ricavi minimi che l’azienda dovrà raggiungere per garantire il successo del piano di rilancio.

Pianificazione Patrimoniale e Finanziaria

Una corretta pianificazione patrimoniale e finanziaria, è fondamentale per la buona riuscita del piano di rilancio. La verifica di fattibilità finanziaria serve ad individuare il flusso di cassa che l’azienda può generare e a studiare la struttura patrimoniale ottimale per la riuscita del risanamento.

La stima del flusso di cassa deve essere la più precisa possibile almeno per i primi mesi del piano. Dopodiché, deve essere comunque sufficiente su base annua a garantire la copertura delle spese correnti e di eventuali investimenti indispensabili.

La pianificazione della struttura patrimoniale deve dunque ottimizzare il flusso di cassa. Solitamente si procede con:

  1. Analisi del capitale circolante: l’obiettivo è generare cassa diminuendo il magazzino, riducendo i tempi di incasso e allungando i pagamenti;
  2. Analisi dell’attivo fisso: una razionalizzazione degli asset potrebbe generare un flusso di cassa importante per la buona riuscita del piano di rilancio. Per esempio: un’azienda con diversi immobili di proprietà potrebbe riconfigurare la struttura in modo da mantenerne un numero limitato e vendere gli altri;
  3. Analisi del passivo: una corretta analisi del passivo deve essere focalizzata su una possibile ristrutturazione dei debiti, sia finanziari che commerciali, e sull’eventuale aumento di capitale sociale per dotare l’impresa delle necessarie risorse finanziarie.

Un’attenta analisi della struttura patrimoniale e finanziaria permette anche di individuare le eventuali nuove risorse finanziarie da inserire in azienda per permettere la buona riuscita del piano di rilancio e la soluzione della crisi d’impresa.

Modalità operative di Soluzione della Crisi d’Impresa

Dopo aver studiato la gravità della crisi e aver strutturato il piano di rilancio, si deve decidere la modalità operativa di risoluzione della crisi. Esistono tre principali modalità: la ristrutturazione aziendale, operazioni straordinarie, il concordato in continuità aziendale.

Ristrutturazione Aziendale

La ristrutturazione aziendale è la soluzione migliore e la più opportuna nei casi in cui la situazione di crisi non sia ancora gravissima. Intervenendo tempestivamente, si può studiare un piano di rilancio che metta in sicurezza e rilanci l’azienda esistente senza dover effettuare costose operazioni straordinarie. Questa situazione è praticabile quando il flusso finanziario derivato dalla revisione della struttura aziendale e della situazione patrimoniale/finanziaria è sufficiente a coprire gli impegni e creare valore. È anche la soluzione che solitamente richiede un basso o nullo apporto di nuove risorse finanziarie.

Operazioni Straordinarie

Le operazioni straordinarie vanno studiate caso per caso. Alcuni esempi di operazioni straordinarie per risolvere una crisi d’impresa sono: la vendita di un ramo d’azienda, l’apertura del capitale a terzi (private equity), la ristrutturazione del debito. Sono operazioni complicate e costose, ma necessarie quando la crisi è già in uno stadio avanzato. Sono tutte operazioni finalizzate a generare marginalità e flusso di cassa per rilanciare l’azienda.

Concordato

Il concordato in continuità aziendale è una procedura concorsuale regolata dalla legge e vigilata dal tribunale. In breve: l’imprenditore presenta una domanda di concordato che deve essere omologata dal tribunale e approvata dai creditori. Se la domanda viene omologata e approvata l’impresa viene ammessa alla procedura di concordato sotto la vigilanza di un commissario giudiziale. La domanda di concordato è corredata da un piano di rilancio che solitamente prevede la ristrutturazione dei debiti con stralci molto importanti (anche dell’80%). È una delle più costose per l’impresa (bisogna avvalersi di consulenti e professionisti per strutturare l’operazione) e rischiose, perché non è detto che la domanda di concordato venga omologata dal tribunale e approvata dai creditori.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto come deve essere strutturato un piano di rilancio e quali sono le principali metodologie di risoluzione pratica della crisi.

È importante sottolineare come sia fondamentale monitorare il raggiungimento degli obiettivi. Un controllo dell’andamento aziendale, sebbene necessario in qualsiasi impresa, è indispensabile in situazioni di crisi dove il tempo per intervenire su eventuali scostamenti è inferiore. Non solo, anche l’impiego delle risorse disponibili deve essere pianificato con cura e il loro rendimento tenuto sotto controllo.

Inoltre, riconoscere i primi sintomi di una possibile crisi aziendale, analizzarne le cause e intervenire tempestivamente garantisce maggiori possibilità di successo nel risanamento. In ogni impresa è necessario implementare un sistema di controllo di gestione che possa monitorare l’andamento della gestione aziendale e il raggiungimento degli obiettivi.

Per approfondire: Boston Consulting Group ha realizzato uno studio molto interessante su alcune grandi aziende italiane (con più di 500 milioni di euro di ricavi) che sono riuscite con successo a rilanciare il business dopo anni di forte calo dell’EBITDA. Lo potete trovare a questo link (in inglese). In tutti i casi aziendali descritti potete ritrovare gli elementi di cui parliamo nell’articolo: lo studio del business, la sostenibilità del piano, il procedere per obiettivi. Nelle situazioni di crisi, per aumentare le possibilità di riuscita del piano, anche le piccole e medie imprese devono affidarsi a professionisti.


Contattateci per maggiori informazioni su come rilanciare un’impresa in crisi.

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